
“The Artist”, omaggio ad un mondo (e ad un cinema) che fu
27/01/2012Non si può, da cinefili, non guardare con simpatia ad un film come “The Artist”, del regista francese Michel Hazanavicius. E non perché ha ottenuto ben 10 nominations agli Oscar (che saranno assegnati il 28 febbraio a Los Angeles), bensì per il commosso omaggio al cinema muto che il film rappresenta. Sia nella trama che nella messa in scena, il lavoro di Hazanavicius è una riflessione sulla doppia natura del cinema, dapprima muto (e quindi arte solo visiva) e in seguito sonoro. Attraverso la storia di un divo del muto che non riesce ad adattarsi (e a rassegnarsi) all’avvento del sonoro (storia peraltro vera: a tanti grandi attori “corporei” capitò di scoprirsi dotati di una pessima voce, e di finire di conseguenza tagliati fuori dal mondo produttivo), Hazanavicius racconta – con mezzi moderni – la transizione dal muto al sonoro, ovvero il più importante passo della storia dell’evoluzione tecnica del cinema. Il racconto è a suo modo storico, lo stile è il più possibile fedele a quello del muto anni ’20 (con tanto di didascalie per le battute) e gli attori, molto bravi (Jean Dujardin in testa, ma anche John Goodman!), si prestano perfettamente ad una recitazione quasi esclusivamente mimica. Insomma, il film fa capire che è ancora perfettamente possibile raccontare storie senza parole, e che anzi si tratta forse di una forma di cinema più pura e veritiera. Ma allo stesso tempo, Hazanavicius riflette sull’importanza del suono (si pensi alla bellissima sequenza dell’incubo, nella quale il protagonista sente tutti i suoni ambientali tranne la propria voce), in una prospettiva non eccessivamente nostalgica o antistorica, ovvero non negando la crescita tecnica del cinema, ma rammentandocene la inesorabile avanzata, che tanti talenti ha travolto e tanti altri ha esaltato, e creato.
Chissà come andrà il 28 febbraio! Nel caso, sarà l’Oscar più “passatista” e nostalgico della storia!
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